Da Longarone a Stoccarda passando per il SIGEP, le fiere del gelato

Con l’arrivo oramai incalzante della primavera si conclude quella che per noi artigiani del gelato é da sempre la fase dei preparativi e del riposo invernale.

Ormai sono nel mondo del “dolce freddo” da 16 anni, e in tutto questo tempo ho visto cambiare tantissimo il mondo del gelato. Ogni anno come da tradizione vi sono degli appuntamenti importanti in cui tutti i gelatieri e pasticceri del mondo hanno la possibilità di incontrarsi e raccontarsi le loro novità. 

La prima a cui ho partecipato quest’inverno è stata il MIG di Longarone a Dicembre, nata nel 1959 grazie ai gelatieri della Val di Zoldo e di Cadore che alla fine dell’800 partirono a centinaia con i loro carrettini verso la Germania e gli angoli sperduti del mondo. Ogni anno finita la stagione tornavano nella loro terra natia e proprio in quel di Longarone si incontravano e discutevano sulle novità del settore fino a quando il fenomeno divenne così importante da istituire una Fiera e la prima associazione di gelatieri. Tutt’ora questa manifestazione incastonata tra le montagne innevate ha conservato il fascino di un tempo: tutto è a misura d’uomo, le relazioni sono vere e si ha sempre le possibilità di incontrare qualche vecchio collega.

Nel Gennaio del 1980 erano già talmente tanti gli “operatori  del dolce” in Romagna che è nato a Rimini il Sigep ovvero il “Salone della Gelateria e della Pasticceria Artigianali” con l’idea di creare nuovi scambi commerciali, eleggere i nuovi gusti dell’estate e creare concorsi ai quali giá dalla prima edizione parteciparono alcune centinaia di gelatieri e pasticceri. Anno dopo anno questo evento ha preso sempre più piede fino a diventare una manifestazione conosciuta in tutto il mondo. Nell’edizione 2018 si sono registrate oltre 210.000 presenze di cui 32.000 stranieri provenienti da 180 paesi, un vero successo per una fiera di settore.

A cadenza biennale a Stoccarda in Germania si aprono le porte alla fiera Gelatissimo, che in pochi anni sta diventando l’evento di punta per l’Europa centrale. Sono tantissimi gli italiani emigrati nei primi del 900 che ora gestiscono bellissimi Ice Cafe nelle cittadine tedesche. In Germania il consumo di gelato ogni anno cresce esponenzialmente  e i tedeschi sono tra i più grossi consumatori di gelato in Europa.

Un dato di fatto molto importante è che in Europa il gelato artigianale piace al 96% della popolazione ed é per tutti sinonimo di piacere e gioia: in Italia, complice la bontà gastronomica del nostro paese e del territorio i gusti maggiormente apprezzati sono cioccolato, nocciola, limone e fragola. Da 8 anni partecipo al dietro le quinte di tutte queste fiere collaborando tra le altre anche alle fiere in Polonia, Grecia, Marocco, Ungheria e Olanda. Ogni paese ha le sue abitudini, i suoi costumi ed il suo modo di fare il gelato e da ognuno di questi ho trovato spunti per creare sempre nuovi abbinamenti e nuovi gelati da proporre nella mio “Giro del mondo in 80 gusti”.

Questa volta da Stoccarda ho portato a casa con me quei fantastici cioccolatini di Marzapane e Pistacchio ricoperti di cioccolato che in Germania chiamano Mozartkugeln ma che noi conosciamo come Palle di Mozart. Questo cioccolatino dedicato al noto compositore è nato nel 1890 a Salisburgo per opera di un noto pasticcere a quasi un secolo della sua scomparsa. Non potevo che crearne un sinuoso gusto gelato mescolando il  buon marzapane alla crema pura di Pistacchio farcito a strati con morbida Gianduja e croccanti scaglie di cioccolato fondente. L’ho preparato e presentato a Gelatissimo la settimana scorsa e vi posso assicurare che ha davvero un sapore strabiliante… questo weekend invece vi aspetta in degustazione nelle nostre Gelatterie…. e ora, si prepara la valigia! Prossima destinazione, l’amata Sicilia. 

Vi ricordate di questo post

La Pasquella è con i Pasquaroli alla Caffelatteria

C’era un tempo in cui in Romagna appena dopo la festivitá del Santo Natale, in prossimità dell’Epifania, si poteva sentir cantare per i piccoli borghi contadini. Era il 1800 e le strade erano ancora fatte di ghiaia, sassi e scarsamente illuminate dalle lampade a carburo tenute a mano da alcuni strani figuri con lunghi mantelli neri, larghi cappelli e un fazzoletto rosso al collo che vagavano di paese in paese.

“Lè arrivet i Pasquarul” …così urlavano i bambini in avanscoperta correndo verso casa. Tutti aspettavano il loro canto popolare ben augurante che nelle sue strofe porgeva i saluti al capofamiglia, al lavoro per l’anno appena iniziato, per il raccolto e la fertilità dei campi.

Prima di entrate in casa si cantava una strofa preliminare:

“Signour padroun

arvi la porta

che que forra u jé

la morta

è lì dentro c è l’allegria

buona pasqua 

Epifania”

Se poi entrati nel focolaio avessero trovato una bella figlia in età da marito non poteva mancare lo stornello per un buon partito. Ma alla fine le attenzioni andavano tutte alla signora di casa e alla sua dispensa, infatti era tradizione tirare giù un salame dalla trave e aprire un fiasco di vino nuovo e bere tutti insieme. 

Questa antica tradizione stava scomparendo, ma negli anni 70 è stata rispolverata ed é possibile rivivere le serate di ” baldoria” della nostra vecchia Romagna. Sono cambiati i tempi e le abitudini ma ancora vi sono dei Pasquaroli capaci di rivivere le tradizioni e le serate alla “romagnola”.

Noi non ci siamo fatti scappare l’occasione!

Venerdì 5 Gennaio dalle 19 all’Aperitivo Contadino potremo rivivere le stornelle e i canti di allegria sotto al portico della Caffelatteria di Via Savio con i Pasquaroli di Cesena. Vin brûlé e Cantarelle della nonna cotte al momento per grandi e piccini, la “Birra della Befana” creata dal birrificio Romagnolo Mazapégul e tante altre sorprese per uno degli appuntamenti mensili più divertenti e a km zero di Cesena.

Vi aspettiamo e vi salutiamo con la fine dello stornello:

“Terminiamo i nostri canti

salutiamo tutti quanti

Sia la pace e l’allegria

E buona pasqua epifania”

Gingerbread: la vera storia dell’omino di pan di zenzero

C’erano una volta una vecchina e un vecchino che vivevano in una piccola casetta vicino alla strada. Non avevano figli, e un giorno la donnina decise di fare qualcosa di speciale, creare un bimbo di pan di zenzero. “Farò un omino di zenzero” disse. Così lo preparò e lo mise nel forno a cuocere. Dopo un po’ udì una vocina: “Fammi uscire, fammi uscire!” La vecchina andò ad aprire lo sportello del forno e l’omino saltò fuori. Scappò via per la cucina e corse fuori. Raggiunse la strada prima di loro… erano anziani e non potevano più correre. Gridavano però. “Vieni qui, vieni qui, per favore! Fermati, omino di zenzero” ansimavano. Ma l’omino scappava e rispondeva cantando: “Run, run, run as fast as you can. You’ll never catch me, I’m the gingerbread man.” Correte, correte più forte che potete, non mi prenderete, io sono l’omino di pan di zenzero. 

Comincia così, vagando per le foreste innevate la storia dell’omino di pan di zenzero… se siete curiosi di ascoltare la canzone, qui la trovate e potete ascoltarla.  Nel XX secolo la storia dell’omino di zenzero diventa una storia popolare che viene tramandata ai bambini di ogni paese anglosassone, assumendo diversi finali da paese a paese. In alcune versioni l’omino di zenzero verrà mangiato da una volpe furbetta, in altre quest’ultima prima di mangiarlo lo aiuterà a scappare dagli animali, dalla anziana donna e dal marito, portandolo sulla testa per attraversare un fiume.

E’ solo due secoli dopo che nelle isole slaveun personaggio tradizionale conosciuto come Kolobok, creato dall’impasto del pane come l’omino cerca di non essere mangiato da vari animali. 

C’è ad oggi anche un racconto ungherese intitolato “The Little Dumpling” simile e in contrasto con il nostro omino ma molto simile come storia. Il personaggio principale non è un biscotto di pan di zenzero ma una polpetta, che durante tutto il racconto mangia delle persone. In primo luogo consuma la famiglia che l’ha creata e poi, mentre cammina per la strada, si mangia tutti quelli che incontra su essa, tra cui un intero esercito che stava tornando a casa dalle proprie famiglie per Natale.

La casetta di pan di zenzero invece è successiva come arrivo, e fa parte della prima storia (quella a cui vogliamo credere), in cui l’omino di zenzero scappa per non venire mangiato dai due signori e cerca un riparo, da qui la costruzione anche della casetta, per offrire rifugio all’omino.

Per noi in Italia non è Natale senza panettoni e torroni, che stiamo preparando in quantità industriali alla Caffelatteria e alle Gelaterie… in ogni paese come abbiamo cercato di spiegarvi e raccontarvi in queste settimane ciascuno ha i propri dolcetti caratteristici, che affondano le radici in tanti luoghi e tradizioni diverse. Il gusto che vi proponiamo questo weekend è si chiama Gingerbread, ed è il nostro omino di pan di zenzero di cui vi abbiamo raccontato la storia questa sera prima di andare a nanna… Il profumo di zenzero invade ancora tutto il laboratorio e ci ha riempito il cuore…. vi aspettiamo questo weekend per assaggiare il Gelato! 

I Lebkuchen, i biscottini tipici di Natale in Germania.

La Germania è stata per tanto tempo una delle mie mete preferite durante i miei corsi in giro per il mondo… dei tedeschi amo il rigore, la logica, e allo stesso tempo quel sapersi divertire la sera quando è il momento, in compagnia di una birra in un pub. Mi è capitato di visitarla in tante stagioni diverse, ognuna con il suo fascino e i suoi colori caratteristici. Il periodo più bello per me però rimane sempre il Natale, il momento in cui tantissimi paesini  si riempiono di mercatini tipici, dolci di ogni tipo, biscotti colorati e casette variopinte. Lo spirito del Natale in città come Monaco, Norimberga, e in generale tutta la Baviera è un profumo ben preciso, qualcosa di unico, le mie bimbe impazzirebbero e non vedo l’ora di portarle. Uniche sono anche le preparazioni di dolci legate al Natale, che sono davvero tante e diverse in ogni regione.

Come sapete ormai, dai miei viaggi cerco sempre non solo ispirazioni ma anche ricette da portare poi a casa e riproporvi alla Caffelatteria o in Gelatteria… e cosa c’è di più natalizio dei Lebkuchen?

I Lebkuchen sono biscotti speziati tipici della Germania ma famosi ormai anche in tutte le popolazioni di lingua tedesca e in Alto Adige. Vengono chiamati anche Pfefferkuchen e la tradizione vuole che provengano da Norimberga. Assomigliano come ingredienti anche ad un altro dolce tipico natalizio, lo Stollen, un ciambellone molto croccante con frutta secca e agrumi canditi. Sembrano dei soldoni di cioccolato ma si possono trovare in tantissime forme. La consistenza dei lebkuchen è molto particolare: è pastosa, e composta da frutta secca, agrumi, marzapane e tante spezie come cannella, anice, zenzero, chiodi di garofano e pimento. Assieme ai biscotti alla cannella decorati, sono i biscotti artigianali più venduti nei tradizionali mercatini natalizi, ma ormai la loro popolarità ci consente di trovarli anche fuori stagione. 

Il profumo che emanano questi biscotti speziati mentre cuociono in forno rimanda immediatamente al Natale, e anche gli ingredienti suggeriscono un’idea di abbondanza che da tradizione in questo periodo non manca mai.  Farli è semplicissimo, anche se come ogni cosa richiedono tempo e amore… l’impasto deve infatti riposare in frigorifero per una notte, per permettere alle spezie di amalgamarsi bene fra di loro. Li abbiamo fatti ieri sera alla Caffelatteria, e se avete sentito dall’inizio della via un profumino inebriante di cannella e spezie beh, eravamo noi.

Il gusto di questo weekend a tema biscotti di Natale in Gelatteria è quindi ispirato a questi deliziosi biscottini… vi aspettiamo! Se invece preferite una tisana calda e i biscotti, anche alla Caffelatteria abbiamo pensato a qualcosa di magico!

Gli Speculoos e San Nicolaus, i biscotti di Natale e la tradizione in Belgio.

Tra i dolci di Natale da regalare in occasione delle feste beh… i biscotti sono i nostri preferiti. Soprattutto alla Caffelatteria in questo periodo ogni mattina entrando verrete accolti da un profumo di burro, zucchero e frolla fragrante, un buongiorno davvero speciale. Ma se è vero che noi improvvisiamo un po’ con tutto quello che ci piace, e in Romagna non esiste un vero e proprio biscotto delle feste, dovete sapere che negli altri paesi d’Europa ce ne sono tantissimi. Delle vere e proprie tradizioni, come da noi lo sono il Pandoro o il panettone, e soprattutto… sono tutti biscotti che hanno a che fare e che rendono felici i bambini. L’omino di pan di zenzero con i suoi occhi di smarties e la glassa intorno non potrà non mettervi di buon umore, così come il piccantino dei biscotti allo zenzero o la dolcezza della cannella, che scalda i nostri cuori e ci riporta subito con la mente a un the caldo, un camino scoppiettante, e l’albero di casa con sotto tutti i regali.

Questo weekend in Gelatteria vi portiamo tra il Belgio e i Paesi Bassi, per assaggiare gli Speculoos. Il nome è un po’ strano, ma gli speculoos ve lo assicuriamo, sono davvero deliziosi. Sono spessi e croccanti biscotti aromatici, caratterizzati da un color nocciola dato dalla presenza nell’impasto di diverse spezie fra cui anche la cannella, il gusto predominante. 

L’origine del loro nome deriva dagli stampi di legno usati per questi biscotti, sui quali venivano intagliate le sagome di personaggi della tradizione che, con una leggera pressione, rimangono “incisi” sulla pasta del biscotto “specularmente” appunto. Oggi gli speculoos sono diffusi oggi in molti paesi del Nord Europa e in America, e la loro fama è aumentata tantissimo da quando è stata commercializzata qualche anno fa una crema spalmabile a base di burro e speculoos sbriciolati.  

Le curiosità riguardo agli speculoos non sono ancora finite: non tutti i bimbi nel mondo infatti aspettano il 25 Dicembre per trovare tanti pacchetti sotto l’albero… in alcuni paesi le strenne arrivano già la notte tra il 5 e il 6 Dicembre, ovvero quando nelle case di quelli di loro che sono stati buoni passa San Nicola (in Belgio San Nicolaus). E’ proprio in Belgio che il 5 Dicembre si preparano gli Speculoos per San Nicolaus, da lasciare fuori dalla finestra insieme alle letterine di richiesta dei regali. Questo weekend in Gelatteria il gusto che dovete assolutamente provare per immergervi nel clima natalizio è il Gusto Speculoos… e se invece siete curiosi di provarli a casa Martedì prossimo, vi lasciamo la ricetta… e vedrete che profumino in tutta la casa!

Pronti ad accendere il forno? 

L’oro di Sogliano, la magia del Formaggio di Fossa

Giovedì mattina sono partito dal mio laboratorio per andare verso le nostre colline alla ricerca di uno degli “Ori di Sogliano”, forse quello più famoso, il Formaggio di Fossa D.O.P.

Sogliano è un piccolo comune che conta poco più di 3.300 abitanti, la maggior parte impegnati nella valorizzazione dei loro prodotti, nel creare appuntamenti culturali e interessanti concerti estivi tenuti nella bellissima piazza principale arricchita da una fontana caratteristica. Mi è capitato di passare spesso da quelle parti con il mio carretto dei gelati per partecipare ad alcune manifestazioni paesane, ma questa volta ho deciso di arrivare al vecchio borgo da cui spunta fiero il suo campanile passando dalle vecchie strade dei pastori e rivivere le fatiche di un tempo quando erano proprio loro a portare in paese il formaggio a stagionare.

Incredibile la natura e i pascoli silenziosi che si attraversano passando per Monte Gelli e Santa Maria di Rio Petra. Proprio lungo la strada mi sono imbattuto in un bellissimo gregge di pecore e i loro guardiani, due splendidi pastori maremmani che ogni tanto rompevano il silenzio abbaiando per fare la guardia.

In paese mi aspettava invece Marino delle Fosse Brandinelli, sorridente con il suo bel fare Romagnolo. Marino ha la fortuna di vivere e lavorare in un vecchio granaio del 1300 dove, in fase di restauro tanti anni fa, sono state trovate 8 fosse dell’epoca dei Malatesta scavate nel tufo. Mi ha spiegato che queste grandi fosse riescono a contenere fino a 5 tonnellate di formaggio, ma ai tempi venivano colmate di grano fino all’orlo.

Riempiendole di cereali si preservavano le scorte per tutto l’inverno dagli attacchi degli insetti, in seguito si scoprì che nascondendoci i formaggi, oltre ad essere protetti dai predoni e dalle incursioni durante le guerre, questi cambiavano e prendevano caratteristiche diverse. Affinando nel tempo le tecniche, nacque così nel 1486 il primo Formaggio di Fossa che agli inizi era fatto esclusivamente di latte vaccino e permetteva ai contadini e pastori di allungare la vita delle loro caciotte.

Le cose sono molto cambiate, e oggi quella dell’infossatore è una vera e propria arte: seguendo tutto il disciplinare di produzione viene preparata la fossa avvolgendo le pareti con paglia e canne, sul fondo solo assi di legno naturale e, una volta colmata di formaggio di pecora avvolto in sacchi di cotone, la fosse viene chiusa con una botola di legno, sabbia e gesso. Lì dentro il formaggio prestagionato 80 giorni in caseificio riposa per tre mesi assorbendo gli odori della paglia e prendendo tutte le peculiarità del Formaggio di Fossa di Sogliano D.O.P.  Le fosse, grazie alle loro temperature e all’umidità trasmessa dalla pietra arenaria, avviano l’inizio della fermentazione senza ossigeno in cui il lattosio si trasforma e perde un’alta percentuale di grassi che viene defluita in un apposito scolo sul fondo.

Questo è il vero clima della Romagna, quello in cui Marino ha tagliato il Fossa a metà e con orgoglio mi ha mostrato all’interno “la goccia”, composta dagli oli del formaggio, ed insieme ad alcuni avventori passati in visita abbiamo aperto bottiglie di Sangiovese locale arricchendo così la nostra mattinata autunnale. Genuino come il suo formaggio, ci ha raccontato che non mangeremo mai lo stesso prodotto in quanto è unico e cambia ogni anno in base al clima e anche al punto in cui è stato messo a stagionare: quello più vicino alla paglia ne catturerà tutti gli odori e profumi.

Anche questa volta ho raccolto storie di uomini veri e di paese, lo stesso che dal 19 novembre al 3 dicembre ospita la fiera del Formaggio di Fossa.

Ho avuto la fortuna di poter assaggiare in anteprima i prodotti della sfossatura 2017 e naturalmente di portarne con me una bella forma. Questo weekend creeremo un gelato che profumerà della Romagna di un tempo, aggiungendo il miele di Nicolò delle arnie del Campaz, a rendere ancora più dolci le mele cotogne del nonno del Podere Leoni.

Il mio viaggio nel tempo fra le montagne di Marradi

È stato in uno di quei rari momenti di relax a fine estate quando, navigando qua e la sulla rete, mi sono imbattuto in alcune foto di un bellissimo treno a vapore.
Si trattava del treno storico che nelle domeniche d’autunno partendo da Rimini ferma in alcune stazioni della Romagna in direzione Marradi.

Marradi è un piccolissimo e pittoresco paesino di circa tremila abitanti, arroccato sull’appennino Tosco-romagnolo, conosciuto dagli escursionisti per i bellissimi sentieri ma valorizzato soprattutto per il “Marron buono di Marradi”. Il Marron buono é una delle più apprezzate varietà di castagne, ottimo per la preparazione delle caldarroste ma anche per la realizzazione di torte e castagnacci. Grazie alle particolari condizioni climatiche riscontrabili nella valle del Mugello e grazie al terreno estremamente calcareo, nei castagneti non viene utilizzato nessun tipo di trattamento  chimico o fertilizzante perciò questo prezioso frutto si è guadagnato il riconoscimento europeo di “Marrone IGP del Mugello BIO”.

Di queste castagne dal sapore dolciastro e persistente, si son ben riempite le tasche Ilaria ma soprattutto Irene che, Domenica scorsa in stazione all’arrivo della colonna di fumo, mi ha stretto al collo urlando di gioia. Il regalo più bello per loro è stato poter salire su quel treno che odorava di carbone e storia.

Grazie al lavoro di ex ferrovieri in pensione, questa vecchia locomotiva del 1910 torna in vita per un mese all’anno, insieme alle carrozze restaurate del 1930 con le vecchie tende damascate, i porta cappelli, i sedili in legno e le pareti che sanno di lunghissimi viaggi e chiacchiere di eleganti signori.
Gianni è il carboniere che durante il tragitto ha tenuto sempre in pressione la caldaia della locomotiva alimentandone le fiamme, soprattutto in prossimità delle montagne, quando il treno sfrecciando ai 100 km all’ora (un missile per i tempi passati) arrancava sui binari ripidi.
In stazione prima di ripartire in direzione Romagna ho avuto la fortuna di salire sulla locomotiva e poter osservare la speciale caldaia aperta.
Nel buio del tramonto il rossore del carbone incandescente illumina le mille leve, i manometri e le visiere dei cappelli dei macchinisti rispolverati per l’occasione.


Si tratta di veri pionieri delle rotaie di inizio secolo, quando il carbone era un minerale prezioso quanto raro e per questo era vietatissimo arrivare in stazione con la caldaia troppo carica di fuoco (multa di 100 lire). Era altresì vietato abbandonare la locomotiva qualora vi fosse ancora fuoco ardente.  I macchinisti erano quindi molto abili a calcolare il percorso, la potenza e il fuoco che occorreva per l’arrivo in stazione per poi tornare col muso annerito ad abbracciare i propri bambini che spesso li aspettavano in stazione.

Ogni volta riesco a stupirmi di quanti tesori e segreti nasconda la nostra terra e di quante belle cose il territorio offra. La settimana scorsa, siamo tornati a casa con una bellissima esperienza in più, che le mie bambine stanno già raccontando al nonno Giovanni mentre prepara loro le caldarroste nel suo camino.

Come sempre, tante nuove idee per voi! Questa volta il mio zaino si è riempito di Farina di Castagne Bio, con la quale preparerò il nuovo gusto di gelato al Castagnaccio, la Birra di Castagne da gustare per un aperitivo alla Caffelatteria e perché no anche una bella torta di Castagne e Marroni per le nostre fantastiche colazioni.

Colori, sapori ed emozioni dalle Langhe

Dopo aver visitato la bellezza del sud Italia sono riuscito a mantenere quest’autunno la promessa che mi feci durante questa calda estate: visitare la terra delle eccellenze Italiane : Le Langhe Piemontesi.  Una terra incredibile ricca di storia, di prodotti invidiati in tutto il mondo come il vino Barolo, il tartufo bianco pregiato d’Alba e non per ultima la regina delle nocciole, la Tonda Gentile trilobata delle Langhe. 

Inutile dirsi che non ho perso l’occasione per degustare queste prelibatezze e conoscere storie vere dietro a uomini che ogni giorno questa terra la vivono, passando da una serata al focolaio della signora Anna ai noccioleti di Alberto finendo al museo del vino e alla cantina di un nobile farmacista dell’800. 

Anna offre agli ospiti del suo salotto il suo buon caffè della moka mentre dispensa consigli su vecchie cartine geografiche, località da visitare e strade da percorrere. E’ stata Anna la mia guida per raggiungere le aziende agricole che mi ero preposto di visitare. Ho visitato il Castello di Grinzane residenza del Camillo Benso di Cavour e le sue immense distese di uva e noccioli fino alle mura di Cherasco. Ad aspettarci in questa azienda agricola abbiamo trovato Alberto e sua madre che aveva preparato per l’occasione dolcetti di ogni tipo con le loro nocciole cotte col miele, al cioccolato bianco e torte di una fragranza unica. Alberto accompagnandomi per la sua terra mi ha mostrato i noccioli piantati tanti anni fa dalla sua famiglia (pensate che producono i loro preziosi frutti da quasi 40 anni e che la nocciola del Piemonte è riconosciuta la nocciola più buona al mondo).

Le nocciole cresciute e lavorate a Cascina Azii sono ancor più caratteristiche in quanto tostate nel forno a legna… per far questo vengono utilizzati nella speciale stufa tutti gli scarti di potature delle piante in modo da essere più rispettosi dell’ambiente.

Appena ho assaggiato la sua pasta di nocciole IGP ho subito richiesto una tostatura ancor più particolare e non vi dico l’emozione quando arrivato nel mio laboratorio a Cesena ne ho fatto subito un sublime gelato di Nocciola IGP. Con il nuovo raccolto del 2017 appena terminato Alberto accenderà per noi la sua stufa e ci spedirà direttamente a Cesena le sue fantastiche nocciole… la crema di gelato alla Nocciola ve lo assicuro, sarà veramente unica.

Il giorno dopo passando da Barolo ho visto un completo cambio di panorama, intere vallate coperte da immensi filari di uva disposti a favore del sole. I colori dell’autunno esplodevano dalle foglie  cadute al suolo, creando un fantastico tappeto colorato, fra cani da caccia e da tartufo erranti, padroni della soleggiata e tranquilla Domenica mattina.

Dopo km di strada panoramica sono arrivato a Monforte in una delle cantine dalla storia più vera che abbia mai sentito. La storia di Luigi Arnulfo, farmacista dei tempi che furono che decise nel 1874 di divenire un pioniere del vino Barolo nel mondo con i suoi 11 ettari di vigneto parte proprio da Monforte. In questa vallata incredibile c’è ancora la sua dimora, nella quale è stato ricavato un vero e proprio museo del vino e la -oramai moderna- cantina in cui vengono prodotti Barbera, Barolo e Nebbiolo.

Il Nebbiolo è un vitigno adatto all’invecchiamento e alla produzione di vini di alta qualità. Il nome non è a caso in quanto essendo tardiva la propria maturazione, viene spesso vendemmiato nel periodo delle nebbie autunnali. Luigi Arnulfo iniziò a produrre subito vini eccellenti che trovarono largo consenso fino in  America come recitano le lettere esposte nel museo inviate dai clienti d’oltre oceano che attendevano con pazienza i  9 mesi di navigazione che servivano ai tempi per arrivare sull’altra costa.

La visita in queste stanze così colme di oggetti passando dalle bellissime barricaie in cui riposano per anni i vini, mi hanno regalato aneddoti davvero divertenti narrati da una delle attuali padrone di casa. Una due giorni alla scoperta di ingredienti nuovi non poteva che finire nella stanza più bella del museo degustando insieme al sommelier vini davvero autentici nati e maturati in un paesaggio vitivinicolo che si è guadagnato dall’UNESCO il titolo di patrimonio dell’UmanitàNaturalmente da questa storia non potevo far altro che portare a casa numerosi “souvenir gastronomici” e potrete degustare questo weekend i vini direttamente in Caffelatteria accompagnati da una battilarda di formaggi e confetture locali.

Una giornata a San Patrignano per scoprire i segreti dello Squacquerone.

Lo Sherbeth è finito da poco… è stata un’emozione e un momento di confronto con tanti gelatieri davvero importante, un insieme di momenti a cominciare da quando ci hanno chiamato per partecipare che è impossibile descrivere ma soprattutto riassumere in poche righe. Certe cose però anche una volta passate rimangono nel cuore, anche se da Agosto a fine Settembre il pre-Sherbeth, la realizzazione del video, la parte burocratica per organizzare dalla Romagna una spedizione di oltre 100kg di prodotto, ha contribuito a rendere il tutto ancora più frenetico. 

Quando ho pensato ai partner che avrei voluto in questa avventura e ho pensato allo Squacquerone, non potevo non rivolgermi alla Comunità di San Patrignano.

E’ stato il nostro primo approccio nonostante io conoscessi da tempo la loro struttura e il loro operato, e non potevo pensare a qualcosa di migliore non solo per l’eccellente prodotto, ma anche per la storia e tutto quello che Sanpa si porta con sè. 

Tutti i formaggi del caseificio di San Patrignano sono realizzati con metodi tradizionali, senza conservanti e con latte non a KMO, a METRO zero.  Le mucche infatti sono proprio lì, a pochi metri dal caseificio, crescono libere e felici vicinissime alla struttura… tante sono le varietà di formaggio che vengono proposte: freschi, stagionati e semistagionati. Ogni giorno i ragazzi alimentano le mucche con materie prime di qualità, tutte le mattine il latte viene munto, raccolto e trasportato al caseificio situato a poche centinaia di metri dalle stalle, dove diventa ricotta, Squacquerone, caciotta. 

I ragazzi sia donne che uomini si dividono i compiti, e ognuno ha il suo reparto: quelli addetti al caseificio apprendono da subito le tecniche di lavorazione artigianale e di stagionatura del formaggio, nel settore di formazione si imparano i diversi modi di lavorazione del latte vaccino, ovino e caprino. Sono inoltre coinvolti in un’ampia gamma di produzioni, sperimentando e apprendendo tecniche di lavorazione di formaggi freschi, come la grande famiglia dei pecorini, prodotti anche con la tecnica dell’affinamento in barrique a contatto con le vinacce, con fieno o foglie di castagno.

In occasione del nostro video che se vi siete persi potete vedere qui, abbiamo trascorso con loro una bellissima giornata, seguendo passo dopo passo tutte le fasi della produzione dello Squacquerone che poi è finito nel nostro gelato, e respirando quel profumo di caglio e umidità che solo chi è stato almeno una volta in un caseificio conosce bene.

La Favola Del Gelato di Renzo Zignani

Da anni ogni giorno entro in laboratorio e dopo aver acceso la luce guardo la mia dispensa piena di ingredienti e colori. Miscelare gli ingredienti e creare nuovi sapori mi ha sempre permesso di tenere viva la fantasia e la creatività, e nelle mie ricette così come nella mia dispensa noci e nocciole, frutta secca, dolciumi e spezie fanno da padrone. È stata proprio una mattina di Febbraio un po’ nuovolosa, che mi è venuta l’idea di coinvolgere chi nella fantasia ci vive ogni giorno… i bambini. Partendo dalle scuole e  finendo con i bambini anche più piccoli sono stati 1300 i partecipanti al concorso “Disegna la favola del gelato“,  che hanno liberamente dato sfogo alla fantasia con pennarelli, acquerelli, forbici e carta.

Castelli, dragoni, gelati spaziali e fra questi una bellissima favola, chiamata “una storia vera”, che ci è arrivata una mattina da un bimbo un po’ cresciuto, ma ancora dal cuore giovane.

Questa é la storia di Renzo Zignani, scrittore ,artista e imprenditore della nostra Cesena che un bel mattino entrando in gelateria con i suoi due cagnolini esclamò : “Voglio partecipare anche io con la mia favola del gelato”.
Una favola vera di un pioniere del gelato suo parente che tantissimi anni fa iniziò la propria avventura nel mondo del gelato.

Così è come ci è arrivata la storia, prima in formato cartaceo, Leggere e rileggere questa storia vera mi ha emozionato e mi ha fatto capire dove può arrivare la fantasia e quale belle vere storie ogni giorno ignoriamo.
Ora aspettiamo tutti i bambini alla festa “Favola Party” il 22 Settembre alla Gelatteria di Via Savio, dove con i Clown dottori patner di questa manifestazione premieremo i disegni vincitori.

Ci sarà anche Renzo, a raccontarci personalmente la sua Favola…

Non mancate!