I bracciatelli romagnoli della Zia Terzina, augurio di buona estate

In famiglia siamo undici nipoti, e per tutti e undici la Zia Terzina è sempre stata “la ziona”. Terza di nove fratelli, sorella di mia mamma, la Terzina sin da quando siamo piccoli ci ha sempre coccolati, amati come figli, e con quel suo fare pimpante e pronto a farsi in quattro per gli altri ci ha svezzati a suon di ciambelle, bracciatelli, piadine, e ogni ben di Dio.

Lavorare nei campi non le piaceva troppo, ma stare in cucina quello sì che le piaceva… ci trascorreva le ore, ed era in grado di preparare cibo per un esercito. Proprio così, quando la Terzina muove la farina si parla di kg di farina, quando prepara i biscotti si parla sempre di quantità non inferiori ai 10 kg, e le piace sempre raccontare che non troppo tempo fa ha chiesto all’Enel un aumento dei chilowatt “perché quando devo cucinare per tutti non mi bastano mica tre forni”.

Se penso a lei, penso alla regina dell’abbondanza, e non potevo non chiederle di prepararci i biscotti più significativi della mia infanzia, i bracciatelli… uno dei ricordi più belli era il giorno della settimana in cui veniva a trovarci, il baule della macchina pieno di vecchie cassette di frutta (avete presente quanto sono profonde?) e dentro una ligaza, che in Romagna è una tovaglia a quadretti che profuma di bucato, piena di bracciatelli. I Brazadèl (così si chiamano in dialetto) sono una sorta di ciambelline con il buco in centro, e che fra l’800 e il 900’ erano proposti nelle piazze durante i giorni di festa. Si chiamano bracciatelli proprio perché gli ambulanti erano soliti mettere questi dolci intorno al braccio. L’impasto è semplice ma profumatissimo e composto di uova, farina e zucchero… la Terzina aggiunge anche l’ammoniaca, per farli gonfiare ben bene.

Sempre nell’ottocento era costume nelle campagne romagnole preparare i bracciatelli per ogni battesimo, come dolce benaugurante. Io e mia sorella da piccoli li adoravamo nel caffellatte, ora che sono un po’ più grande li amo soprattutto la sera a fine pasto, inzuppati in un bel bicchiere di Albana.

Albana fa rima con La Castellana, e non potevo non prepararvi per questa lunga settimana di ponte un gusto dalle note festose, come i bracciatelli benauguranti quando si accompagnano all’Albana… che sia per tutti voi l’inizio di una splendida estate. 

Ricetta dei bracciatelli della Terzina

1kg di farina

300g di zucchero

300g di burro

40g di ammoniaca per biscotti

1 bustina di vanillina

6 uova

Procedimento

Creare sulla spianatoia una fontana con la farina e al centro mettere il burro, lo zucchero, l’ammoniaca e la bustina di vanillina. Rompere una ad una tutte le uova e con l’aiuto di una forchetta aiutarsi per amalgamare inizialmente il composto. Cominciare ad impastare bene e con forza, fino a creare una palla di impasto. Dividerla successivamente in palle più piccole e con l’aiuto del matterello stenderla dello spessore di mezzo cm. Noi abbiamo usato la forma a fiore con dentro la stella, voi potete usare la forma che preferite, l’importante è che al centro, perchè siano veri bracciatelli, ricaviate un buco della forma che preferite. Quelli saranno poi altri biscottini che potrete cuocere a parte.

Cuocere in forno ventilato a 180° per 15 minuti al massimo, lasciare raffreddare e cospargere di zucchero a velo.

Una risposta a “I bracciatelli romagnoli della Zia Terzina, augurio di buona estate”

  1. Leo, qui a Borello i bracciatelli sono rimasti il dolce tradizionale che ogni mattina viene proposto dal fornaio. Da piccolo mia mamma li cuoceva nel forno della stufa a legna, e una parte li innaffiava con dell’alchermes. A Natale facevano bella figura appesi all’albero di Natale, assieme a mandarini e caramelle rosse. ,(Non c’erano ancora le palline colorate e gli addobbi). Noi bambini aspettavamo il giorno della Befana, quando l’albero veniva smontato, per mangiare tutto quel ben di Dio. Domattina per la colazione, interrompero’ la dieta per colpa tua…

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