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I quadri di Romano Buratti, la sua vita e il Carretto dei Gelati

Ho conosciuto Romano Buratti da ragazzetto, quando ai tempi, finita la scuola o durante l’estate, i genitori ti mandavano “a lavorare” per ricordarti di studiare di più l’anno successivo.

Poco lontano dalla Gelatteria de Paés a San Giorgio di Cesena in un piccolo ma fornitissimo laboratorio Artigianale dove si montavano e preparavano cornici per quadri, ho fatto la mia prima esperienza nel mondo del lavoro.

Erano tantissime le signore che in primavera prima di ricominciare il lavoro in campagna portavano ad incorniciare le proprie opere d’arte, preparate durante l’inverno a punto croce, c’era chi portava le foto delle vacanze o i propri ricordi più belli.

Moltissimi pittori, specialmente durante il periodo estivo, frequentavano la bottega con i loro quadri che poi sarebbero finiti a far mostra di se nelle varie gallerie d’arte sparse lungo la riviera romagnola.

Ognuno con la propria personalità e stile arrivava con le proprie tele dipinte,
tra questi Romano col suo fare eccentrico mi colpì da subito.

Camicia a scacchi, fazzoletto rosso al collo e mezzo sigaro in bocca ne facevano quello che oggi chiameremmo l’outfit perfetto del pittore Romagnolo.
Sorridente e sempre con la battuta pronta snocciolava vecchi modi di dire dialettali, ma ricordo in modo particolare la velocità con la quale prendendo un semplice pennarello riusciva a disegnar caricature su un semplice pezzo di carta.

Cesenate DOC, classe 1937 e uomo d’altri tempi, lo persi di vista negli anni a venire, fino a quando lo rincontrai alla bellissima fiera ricca di folklore “Sono Romagnolo” di Cesena dove lui esponeva i suoi quadri intrisi di ricordi e immagini della nostra terra, mentre io presenziavo col mio carrettino colmo di gelati ispirati e realizzati con prodotti Romagnoli.

Erano passati un bel po’ di anni ma non avremmo potuto trovare contesto migliore per rincontrarci.

Tra un quadro e un gelato gli chiesi scherzando se avrebbe mai realizzato un quadro per me, ispirato ai vecchi gelatai che con fatica pedalavano per le vie della città; fino a quando un giorno ricevetti una sua telefonata e gli feci visita nella sua bellissima casa/studio sulle nostre colline.

La stagione era ancora mite ma nel caminetto troneggiava una vivace fiamma che illuminava in parte le pareti colme di quadri dai soggetti più disparati.

“Cosa vuoi, la Maria ha sempre freddo” esordisce sorridendo Romano scherzando con la simpaticissima signora che alla mia domanda – “Com’é essere la moglie di un artista come Buratti?” – unisce le mani e scrolla la testa come solo una nonna sa fare ma con gli occhi che sprizzano orgoglio e ammirazione.

Passano le loro giornate insieme nella vita, come anche nelle oltre 100 mostre di quadri organizzate in mezza Europa, oltre a Brasile Stati Uniti e Turchia.

“Ho iniziato a dipingere da sempre – inizia a raccontare – quando ero piccolo e abitavo nella mia vecchia casa da contadino a Ponte Pietra aspettavo sempre che piovesse in modo da poter utilizzare la mia aia di casa come una grande tela.

Prendendo un bastone riuscivo a disegnare nel fango dando sfogo alla mia fantasia e tutte le persone che passavano da lì guardando stupiti, consigliavano a mio padre di portarmi in qualche scuola o di far da assistente a qualche maestro.”

Da lì la strada non è stata di certo facile, ma le sue opere intrise di storia rurale, vita di uomini e donne dalle tinte forti e colorite gli hanno permesso di comparire in talmente tante importanti riviste di settore da riempire gli scaffali del proprio studio.

Ilaria e Irene girano curiose tra pile di libri impolverati, bidoncini colmi di pennelli consumati e tavolozze dai mille colori fino a quando le chiama vicino e crea insieme a loro un simpatico quadretto che hanno appeso orgogliose nella loro cameretta.

In quella stanza dalla luce fioca con al centro un vecchio cavalletto, spunta da sotto un lenzuolo bianco un bellissimo quadro intitolato “Il carretto dei Gelati”.

“Quante volte aspettavo il rumore di quella campanella che passava per le vie del paese” racconta Buratti mentre mi porge il capolavoro che ha realizzato.

Spesso mi sono immaginato come potesse essere fare il gelataio nei tempi delle strade polverose, dei tanti chilometri percorsi in sella ad un carretto per passare da un paese all’altro vedendo i bambini correrti incontro.

È stato talmente emozionante vivere questo insolito pomeriggio che ho deciso di dedicargli il gusto-emozione di Ottobre dedicato alla Creatività.

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